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Colori, sapori e ricordi

Non sono un fenomeno in cucina ad eccezione del fare dolci, quelli mi vengono proprio bene, soprattutto se il morale non è alle stelle preparare un dolce mi aiuta. Nella parola “dolce” ci sono tutte le premesse e le promesse che qualcosa di buono accadrà così tutto assume l’importanza di un rituale, dal disporre ordinatamente sul tavolo gli strumenti necessari fino alla scelta degli ingredienti pesati con cura, in cucina è un fermento di azioni precise affinché il risultato finale sia all’altezza delle dolci aspettative. Intanto nella mente si fa sempre più chiaro l’altrettanto importante rituale che fra poco dalla cucina si sposterà sul tavolo dello studio che ospiterà il set fotografico, quello accanto alla finestra con la luce migliore, lo stesso tavolo dove il dolce sarà protagonista per gli occhi prima ancora che per gli altri sensi. C’è sempre una certa tensione che accompagna il tutto, quella famigliarità con l’ansia, ma quella buona che ti sostiene la concentrazione e ti immerge tra azioni presenti e visualizzazioni del risultato finale dove c’è abbondante spazio per il sogno ad occhi aperti arrivando ad immaginare i commenti di chi assaggerà quel dolce … e con gli occhi e con il palato.

Il mio acero alla luce del mattino

© Roberta Nozza

© Roberta Nozza

© Roberta Nozza

La luce per il set fotografico arriva da una porta finestra affacciata sul giardino dove un acero la fa da padrone, è “uno di famiglia” da 18 anni, con noi ha vissuto i trambusti di un trasloco e gli assalti del nostro cucciolo di labrador, era piccolissimo quando me lo regalarono, un insieme di esili ramoscelli che sembravano lì a ricordarmi quanto fragile mi sentissi anch’io in quel particolare momento della mia vita. Ogni giorno, aprendo le finestre, la prima cosa che vedo al mattino è il rosso delle sue foglie, rosso che cambia tonalità con il mutare delle stagioni e che in autunno è così acceso da sembrare innaturale. L’ho fotografato molte e molte volte con la sensazione di non riuscire mai a rendere giustizia alla sua bellezza, così lui pazientemente ogni anno si fa ancora più rosso perché sa che tornerò per fotografarlo e raccoglierò le sue foglie per i miei set fotografici.

I Pancake sono pronti, il profumo di buono si estende dalla cucina fino al mio studio, torno al presente dopo aver ripercorso con la mente 18 anni di ricordi.
La reflex, il set, la luce…tutto pronto!

Ricetta:
150 gr di farina
1/2 cucchiaino di sale
1 bustina di lievito
1 cucchiaino di zucchero
225 ml di latte
1 uovo medio
1 noce di burro

  • In una terrina setacciare farina, zucchero, lievito e sale.
  • Al centro aggiungere l’uovo e il burro fuso,  mescolare con una frusta unendo lentamente il latte fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.
  • Scaldare una padella dopo averla unta con un filo d’olio.
  • Versare circa tre cucchiai di composto e cuocere a fuoco medio fino a che la superficie risulta asciutta, capovolgere il pancake e cuocere l’altro lato fino a doratura.
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Se è vero che mangiamo prima con gli occhi…

Nella variopinta tavolozza autunnale spuntano già gli addobbi natalizi e io ho come l’impressione che al genere umano sia rimasto bloccato il piede sull’acceleratore. In casa mia c’è profumo di caldarroste e mentre le sforno cerco di coinvolgere i miei “coinquilini”, (marito e due figli maschi), in un confronto su quello che sarà l’allestimento dell’albero di Natale…praticamente sto parlando da sola 😀
In un primo momento si dileguano lasciandomi farneticare di nastri, luci e colori,  per rispuntare poco dopo giusto per sapere quali caldarroste avrebbero potuto mangiare e quali invece avrebbero preso la strada verso il mio studio, dove era già allestito un set di fotografia “Food”.

©Roberta Nozza [2017]

Fotografare il cibo è una sfida interessante, non solo da un punto di vista tecnico, ma in particolar modo da quello espressivo.
Tecnicamente si deve avere ben chiaro che il cibo deve risultare invitante e dall’aspetto fresco, valutare quindi i tempi è fondamentale, così come avere ben chiaro sul piano organizzativo tutti i passi da compiere: illuminazione, ottiche, props e il mood che vogliamo conferire alla serie fotografica.
Nel caso delle mie caldarroste avevo in mente una sorta di saluto alla stagione Autunnale per accogliere i colori più freddi e minimali dell’Inverno, ho potuto lavorare con una certa tranquillità grazie al fatto che la caldarrosta regge bene tempi più lunghi senza che il suo aspetto “appassisca”, in ogni caso avere le idee chiare rendo il lavoro più scorrevole e questo è sempre un bene.
Come ho scritto sopra sono molto interessata all’aspetto espressivo, comunicare un’emozione attraverso il cibo è fondamentale, solo così si riescono a trasmettere la passione e l’amore di chi ha cucinato. Mangiamo prima con gli occhi è un detto che racchiude tutta l’importanza di una buona fotografia in cucina!

Per le prime immagini ho creato un set dalle tonalità calde, ma non mi ha convinta…non “sentivo” la presenza dell’Inverno e mi stavo allontanando dall’idea originale.

©Roberta Nozza [2017]

Sono passata ad eliminare il fondo di juta per creare un “ambiente” neutro e più luminoso, lasciando che le uniche tonalità calde fossero quelle delle foglie e delle caldarroste.

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Utilizzando alcuni teli ho giocato sul calore della luce fino a che ho deciso quale tonalità sarebbe stata quelle definitiva. Il lavoro di post produzione è stato pochissimo, ho aggiustato contrasto, luminosità e saturazione.
Materiale: Fujifilm XT10 – Ottica 16-50 mm – pannello riflettente e luci fisse – props: vasetti in vetro, foglie secche, piatti in porcellana, teli in lino color avorio, fondale in legno color avorio.

C’è sempre una fotografia che mi conquista, eccola:

©Roberta Nozza [2017]

Il mio personale omaggio all’Autunno in attesa di accogliere l’Inverno…con luci, addobbi e tutti gli annessi che anche quest’anno gli uomini di casa mia saranno “costretti” a maneggiare. 😀

Voi che rapporto avete con la food photography? Non solo da un punto di vista professionale o per far conoscere il vostro brand, sappiamo che condividere gli scatti di ciò che abbiamo in tavola ormai è pratica più che diffusa.

Buona serata!

Roberta

 

Il Colore

Per un lungo periodo della mia vita da “fotografa” ho amato molto utilizzare il bianco e nero, sentivo la necessità di togliere colore alla scena e concentrarmi maggiormente su quelle che erano le forme, le luci e le ombre. Il mio era un b/n deciso, oserei dire “duro” con un contrasto elevato e con pochissimo spazio per le sfumature dei grigi, mi ritrovavo in quei passaggi così netti tra il buio e la luce senza vie di mezzo… bianchi e neri tutti d’un pezzo. Nelle mie fotografie non c’era spazio per il passaggio graduale, nessuna concessione affinché l’occhio potesse abituarsi al cambiamento fra le due tonalità opposte e ripensandoci ora mi rendo conto che io ero così nella vita di tutti i giorni, tendenzialmente irrigidita nei miei pensieri e nelle mie convinzioni credo più per istinto conservativo che per altro visto che stavo attraversando una fase di vita davvero dura dove non c’era posto per il pensiero “colorato”, ritrovandomi spesso a dover prendere decisioni forti.

abstract

©Roberta Nozza

Per me fotografare in b/n era la normalità e di quei pochi tentativi fatti per sviluppare una fotografia a colori non ero per niente soddisfatta, ma le cose cambiano, evolvono e noi con esse.
Scattavo fotografie che non mostravo a nessuno, sperimentavo e riempivo il cestino e poi ricominciavo da capo fino a quando ho trovato una direzione da seguire, direi di pancia più che razionalmente…mi sono fidata dell’istinto facendo pace con il colore, con il mondo a Colori!

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©Roberta Nozza

 

Le fotografie scattate in quel periodo risentivano ancora pesantemente dei forti contrasti utilizzati per il b/n, (la foto sopra lo mostra chiaramente), ho iniziato da qui una ricerca dell’utilizzo del colore che mi rappresentasse al meglio, un percorso abbastanza lungo fatto di sperimentazioni e ricerca che ritengo molto importante per il raggiungimento di una cifra espressiva personale e in grado di renderci riconoscibili qualsiasi sia il linguaggio espressivo che scegliamo per esprimerci.
Studiare ciò che istintivamente ci coinvolge, cercare di non scopiazzare lo stile di qualcun altro sforzandosi invece di lasciarne emergere uno proprio, prendiamo ispirazione da chi apprezziamo e continuiamo a credere in noi stessi e in ciò che facciamo.
E’ un lavoro impegnativo che però porta con sé grandi soddisfazioni.

Nelle immagini sottostanti sono evidenti i colori che fanno parte della mia personale palette, tonalità che il mio occhio “cerca” a livello istintivo, colori che mi rappresentano e che contribuiscono a rendere riconoscibile il mio lavoro e con i quali ho familiarizzato.
Altri esempi qui.

 

Anche il mio b/n ora è diverso, c’è un rispetto maggiore per i toni morbidi ottenendo maggiore tridimensionalità, ma soprattutto è un b/n che mi somiglia! 🙂

self portrait

©Roberta Nozza [2017]

Pause e processi creativi

Cosa fate quando vi sentite a corto di idee o quando avete la sensazione di essere sconnessi dal vostro lato creativo? Mi è successo di sentirmi così, completamente confusa e scoraggiata, con la sensazione che qualsiasi fotografia producessi fosse vuota di contenuti e in effetti lo era davvero…per me almeno, che sono molto autocritica e parto dal presupposto che se non funziona per me, se non mi rappresenta non funzionerà e basta! Inutile proporre qualcosa in cui noi per primi non crediamo, molto meglio fermarsi e fare un bel lavoro di pulizia, nella mente e nello sguardo, perché se lo sguardo è troppo pieno l’occhio non potrà cogliere e scegliere null’altro. Per me ha funzionato.

Fra le dune - Molise

©Roberta Nozza [2017]

Prendere le distanze dalla moltitudine di immagini che ogni giorno ci bombardano è stato il primo passo, a seguire mi sono imposta di scattare molte meno fotografie e di prendermi molto più tempo per osservare e riflettere, ad ogni uscita non scattavo più di dieci fotografie e al mio rientro ne eliminavo la metà…”less is more” a 360°. Scegliere cosa racchiudere nella fotocamera e cosa lasciare ai margini, decidere cosa valeva la pena raccontare e cosa invece sarebbe stato di troppo, compiere una scelta è sempre il primo passo.

Gran Sasso

©Roberta Nozza [2017]

Il processo del guardarmi dentro prima ancora che fuori è avvenuto in modo così naturale che ben presto mi sono resa conto di come i pochi scatti realizzati mi riguardassero davvero e di come si stava delineando una cifra stilistica personale, che raccogliesse consensi o meno non mi interessava al momento era più importante il fatto che ogni fotografia avesse per me una valenza.

Gran Sasso

©Roberta Nozza [2017]

Questo approccio mi ha ridato nuovo entusiasmo, ha ripulito il mio sguardo e mi ha permesso una nuova evoluzione anche personale dove anche lo spazio per il consenso del pubblico ha trovato la giusta dimensione. Mi farebbe molto piacere un confronto con voi e conoscere le vostre esperienze 🙂

A presto

Roberta  https://www.instagram.com/roberta_nozza_2/ 

Il fiume abbraccia il mare

Un poco assente in questi giorni, il rientro in studio comporta sempre notevoli impegni e io viaggio ancora ai ritmi vacanzieri. Prima di partire avevo preparato un elenco delle cose da fare lo stesso elenco che ora mi sta guardando impietoso e che per un po’ ignorerò serenamente 😀

Tornando in viaggio, ci siamo lasciati alle spalle le già scarne tracce di “urbano” per immergerci sempre più in un paesaggio selvaggio, seguiamo una strada (quasi deserta) che conduce verso Sacca degli Scardovari dove il fiume abbraccia il mare ed è davvero uno spettacolo. Questo tratto del percorso offre paesaggi contrastanti e fotograficamente molto stimolanti.

 

 

In questo tratto di percorso ho scattato moltissime fotografie, in particolar modo alle casette dei pescatori alle quali voglio dedicare il prossimo post. Siamo nel cuore del delta e le suggestioni sono infinite, inoltre abbiamo viaggiato quasi a passo d’uomo (per via delle molteplici soste per fotografare), di conseguenza la luce è cambiata fino al tramonto regalandomi le fotografie che avevo sperato!

Ora torno al mio sito, si fa presto a dire “rinnoviamo”, ma tra il dire e il fare…

Se volete dare una sbirciatina a quella che è la veste attuale è visibile qui , presto cambierà tutto anche nel nuovo web store per stampe Fine-Art.

A presto!

Roberta

Scoprendo il Delta del Po #2

Svegliarsi con la prima luce del mattino e realizzare che sei in vacanza, cosa c’è di più bello? 😀 La fotocamera pronta e un nuovo giorno tutto da vivere…non prima di un buon caffè comunque!

©Roberta Nozza [2017]

C’è sempre una finestra che da sul mondo, questa è la mia. Potete affacciarvi per un solo minuto o rimanere un po’ di più e provare a guardare attraverso i miei occhi.

Raggiungiamo Goro e successivamente Gorino, abbiamo visitato il porto, gironzolato nelle viuzze e io ho fotografato angoli e scorci davvero deliziosi. Il porto di Goro è molto suggestivo, da qui si può già notare la caratteristica del “fiume pensile” si vede molto bene che il livello dell’acqua è più alto della terra circostante.

Lascio che a raccontare siano le fotografie, più loquaci di tante parole in questo caso.

 

Successivamente troviamo un piccolo campeggio con tutto il necessario per il rifornimento al camper e dopo esserci riposati ripartiamo verso il cuore del delta in direzione Isola di Ariano, raggiungibile attraverso un ponte di chiatte, inizia a scendere il sole e il paesaggio assume un’atmosfera carica di suggestioni…poesia per i miei occhi e per la mia fotocamera! ❤

 

 

Immersi in questo paesaggio splendido, con la luce calda del tramonto e circondati dal silenzio rotto solo dal battito di ali di qualche uccello, spegniamo il motore del camper e aspettiamo la notte godendo appieno di tutto lo spettacolo che la natura ci offre e che spero di sapervi restituire attraverso le mie fotografie.

A presto.

Roberta

Scoprendo il Delta del Po

Un viaggio comincia compiendo un primo passo fuori dalla porta di casa, non ricordo chi l’ha detto ma mi piace moltissimo, è lo spirito con il quale ognuno dovrebbe chiudersi la porta alle spalle portandosi negli occhi tutto lo spazio necessario per accogliere le meraviglie che ci circondano, poi si sa che gli occhi sono finestre sull’anima e così il passo è breve.

Continuando il viaggio…siamo a Mesola ed è ora di cena, i pasti in camper sono spesso all’insegna del “apriamo il frigorifero e vediamo di combinare qualcosa”, tanto lo sappiamo benissimo che presto scopriremo un localino nel quale assaggiare delizie del luogo. 😉  Questo è il momento migliore per abbozzare la traccia di un percorso infatti, cartina alla mano, decidiamo che l’indomani ci dirigeremo verso Goro poi si vedrà. Dal finestrino del camper la vista è questa:

 

delta del Po - Mesola

©Roberta Nozza [2017]

con sottofondo musicale di grilli e cicale, profumo di campi e l’abbaiare di qualche cane in lontananza, insomma la pace assoluta!

Siamo stanchi e il sonno non tarda ad arrivare, dormono tutti e io passo in rassegna gli scatti di questa prima giornata, Il Castello Estense è una meraviglia, ma il porticciolo sul Po è incantevole:

delta del Po - Mesola

©Roberta Nozza [2017]

delta del Po - Mesola

©Roberta Nozza [2017]

delta del po - Mesola

©Roberta Nozza [2017]

delta del Po - Mesola

©Roberta Nozza [2017]

delta del Po - Mesola

©Roberta Nozza [2017]

 

Questo è il primo assaggio di quello che sarà il paesaggio davanti a noi, già sulla strada verso Goro ci si dimentica il traffico cittadino e l’odore di smog per immergersi completamente nel silenzio e nella natura. Fotograficamente parlando avrei potuto trasformare il viaggio in una Via Crucis, ogni due passi una sosta per scattare, ma per il bene che voglio alla mia famiglia mi sono controllata 😀 😀 (anche perché il rischio che mi abbandonassero al limite della strada era alto).

In ogni caso…

 

E con la visione appena accennata del Porto di Goro vi auguro buona serata. 🙂

A presto

Roberta