Archivio dell'autore: robertanozza67

Il senso del viaggio

Quanti km servono perché si possa parlare di viaggio?
A volte mi basta aprire la finestra che da sul giardino per sentirmi già altrove, nevica forte e nevica a sorpresa perché a Marzo la neve non te l’aspetti più … pensi al sole di primavera e desideri che il freddo diventi un ricordo, invece eccola lì bianca e soffice che scende a grandi fiocchi. Osservo il giardino mentre si trasforma sotto una bianca coperta che si infittisce rapidamente, emergono nuove forme e i rami con le piccole gemme sembrano tratti di carboncino nero su di un candido foglio, le siepi punteggiano di verde cercando di resistere al rapido pennellare di quell’imbianchino inatteso. Sta cambiando tutto e tutto cambierà di nuovo quando la neve si sarà sciolta, un viaggio tra forme, linee e silenzio.

Esco e scatto!

Il giardino, la neve e il silenzio
© Roberta Nozza

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“Venice” una nuova pubblicazione

Fotografiamo per ricordare, per raccontare, per raccogliere piccoli tesori da custodire gelosamente fra le pagine di un diario…indipendentemente dalla ragione che ci spinge a scattare una fotografia bisogna riconoscere la forza di questo linguaggio capace di arrivare prima di qualsiasi parola.
Io ne ho fatto una professione, con lo scopo finale di comunicare ad un pubblico quanto più vasto il mio sguardo sul mondo, offrire a chi guarda una nuova visione, un punto di vista differente e magari nuove suggestioni.
Ci siamo lasciati con il racconto visivo dedicato a Venezia, proprio per questo voglio condividere la soddisfazione e la gioia di una nuova pubblicazione sul magazine internazionale “L’Oeil de la Photographie“.

©Roberta Nozza

“Credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate.”
[Diane Arbus]

Venezia

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© Roberta Nozza 2018

 

Ho sempre evitato Venezia durante il carnevale, un po’ perché l’idea di essere pressata dalla folla mi mette una certa ansia, ma soprattutto perché di Venezia mi piace conservare una certa idea romantica delle calli e dei canali non troppo affollati ed ogni volta che ci torno sono proprio queste le situazioni che cerco.
Così anche in fotografia tendo a prediligere l’assenza di presenza umana, mi piace che il passaggio dell’uomo si riveli attraverso le architetture e tutti quei segni inequivocabili di storia dell’umanità di conseguenza anche in questa occasione la mia idea era chiara.
Però non sempre le cose vanno come avevamo previsto, a volte succede che un imprevisto modifichi lo scenario dandoci la possibilità di cambiare punto di vista, di scardinare le abitudini, nel mio caso l’imprevisto si chiama nebbia, un muro fitto fitto di nebbia.
Venezia con la nebbia non l’avevo mai vista, mi sono trovata davanti uno scenario completamente diverso da quello che conservavo nei ricordi con il sole sempre presente a rendere nitido ogni dettaglio e brillante ogni colore, un nuovo fascino stimolante per l’immaginazione e per uno sguardo lento più disponibile a farsi sorprendere.

Ve lo racconto così.

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La luce

Diversi anni fa ho attraversato un periodo emotivamente e fisicamente molto difficile, ricordo che erano più le situazioni in cui avevo paura che quelle in cui mi sentivo a mio agio, la mia mente scatenava attacchi di panico anche al solo pensiero di entrare dal fornaio per prendere il pane. Tra le mie paure più grandi ne ricordo soprattutto una che mi accompagnava tutto il giorno e che la sera prendeva il sopravvento, quando scendeva il buio i miei pensieri erano tutti concentrati sul timore che la luce non potesse più tornare…è assurdo lo so, ma gli attacchi panico sono gli specialisti dell’irrazionale. Questa premessa per dire che da allora il mio rapporto con la luce è diventato veramente speciale, a suo tempo perché era un sollievo vedere i primi raggi del sole illuminare la mia stanza e poi via via attraverso la fotografia ho imparato ad amarla e a volte anche a odiarla perché non è un elemento facile e se mal gestita ti giochi la fotografia…non certo per colpa sua : )
Ma soprattutto la luce non fa distinzioni, al lei non importa chi tu sia o cosa tu faccia, non gliene frega niente del completo firmato e tantomeno della tuta sformata che non ti decidi a buttare, la luce torna tutti i giorni e ogni giorno ci regala visioni del mondo sempre differenti, basta aver voglia di guardare.

 

Verso sera [2016]

© Roberta Nozza

Ho raccolto alcune frasi dedicate alla luce, citazioni di grandi autori in cui ritrovo il mio stesso pensiero. Parole che leggo e rileggo e che sento così vicine da farmi dire  “Ecco è proprio così!” e mi tornano alla mente tutte quelle volte in cui mi sono soffermata su un raggio di sole che disegnava piccoli arcobaleni sulle pareti, o quando illuminava per pochi istanti il muso del mio cane per poi cambiare velocemente senza concedermi il tempo di prendere la fotocamera, o quella volta che ho scelto di non scattare nessuna fotografia preferendo rimanere immobile a godermi la scena che si trasformava davanti ai miei occhi. Di tante citazioni questa è tra le mie preferite:

“La gioia della fotografia è nella luce del sole. La gioia della sequenza è nella luce della mente”
[Minor White]

Così io ci ho provato a mettere insieme una sequenza dedicata alla luce, la mia personale interpretazione e visione di alcuni momenti in cui mi sono illusa di e catturare un po’ di quella luce che amo così tanto.

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Appunti di viaggio, dietro l’angolo

Avete presente quelle giornate estive quando c’è desiderio di vacanza, ma è ancora  presto per fare i bagagli?

In questi casi i fine settimana trascorsi in riva ad un fiume, al lago o a stretto contatto con la natura sono piccole oasi di relax che regalano l’illusione della vacanza e ci si immerge completamente in un clima di leggerezza che ci solleva quel tanto che basta per affrontare lo stress di una nuova settimana lavorativa.

Vicino a dove vivo c’è una lungo camminamento, accessibile anche alle biciclette, che costeggia il fiume Serio. Per alcuni tratti il fiume lo si può intravedere attraverso fitti rami della vegetazione percependone il gorgoglio, in altri il paesaggio si apre e le acque movimentate che scorrono fra le rocce sono uno spettacolo che gli amanti della natura non possono non apprezzare.

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©Roberta Nozza

 

I tratti in cui il fiume è raggiungibile si trasformano spesso in piccoli “centri benessere” dove ritrovare il primitivo legame con Madre Natura, così necessario e troppo spesso dimenticato dall’essere umano.
Amo fotografare questi luoghi e queste situazioni che, nella loro semplicità, disegnano l’uomo e il suo rapporto con la vita.

 

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le fotografie fanno parte di un portfolio più ampio realizzato nel 2017 lungo il fiume Serio, in provincia di Bergamo.

 

Attraverso

Ognuno di noi ha la sua personale visione del mondo, il nostro sguardo è filtrato dalle emozioni del momento, dalle maschere che indossiamo per rappresentare noi stessi, dalla luce che in quel preciso istante ci permette di vederne una porzione lasciandone un’altra immersa nell’ombra, altre volte possiamo guardare solo grazie a piccole aperture attraverso le quali siamo spettatori di scenari altrimenti nascosti. Il mirino stesso della fotocamera si frappone fra noi e il mondo portandoci a scegliere quale storia raccontare e cosa lasciare all’immaginazione, il nostro sguardo incontra e attraversa ostacoli, cornici naturali o artificiali che fanno da sipario a quella porzione di scena che ci attrae e ci rappresenta…la nostra versione della storia. Siamo attori e al contempo spettatori di infinite narrazioni dettate dal tempo, regista di ripetute illusioni, mutevoli frammenti che possono essere molteplici  anche dentro una sola fotografia. Il fascino e la meraviglia della fotografia è al contempo la grande illusione di fermare il tempo, plasmarlo e utilizzarlo per la nostra personale narrazione, cogliamo la luce necessaria al nostro racconto mentre nell’istante stesso tutto si è già trasformato.

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Credo che fotografare sia sostanzialmente capacità di meravigliarsi e di provare sentimento verso tutto ciò che ci circonda, l’importanza di vedere qualcosa che altri non avrebbero visto o avrebbero visto in modo differente. Immergersi nella vita e raccontare della vita con le sue infinite sfaccettature, non c’è uno sguardo che vale più di un altro, ci sono molteplici sguardi e altrettanti modi di provare meraviglia.

Questo è il mio 🙂

Roberta

Colori, sapori e ricordi

Non sono un fenomeno in cucina ad eccezione del fare dolci, quelli mi vengono proprio bene, soprattutto se il morale non è alle stelle preparare un dolce mi aiuta. Nella parola “dolce” ci sono tutte le premesse e le promesse che qualcosa di buono accadrà così tutto assume l’importanza di un rituale, dal disporre ordinatamente sul tavolo gli strumenti necessari fino alla scelta degli ingredienti pesati con cura, in cucina è un fermento di azioni precise affinché il risultato finale sia all’altezza delle dolci aspettative. Intanto nella mente si fa sempre più chiaro l’altrettanto importante rituale che fra poco dalla cucina si sposterà sul tavolo dello studio che ospiterà il set fotografico, quello accanto alla finestra con la luce migliore, lo stesso tavolo dove il dolce sarà protagonista per gli occhi prima ancora che per gli altri sensi. C’è sempre una certa tensione che accompagna il tutto, quella famigliarità con l’ansia, ma quella buona che ti sostiene la concentrazione e ti immerge tra azioni presenti e visualizzazioni del risultato finale dove c’è abbondante spazio per il sogno ad occhi aperti arrivando ad immaginare i commenti di chi assaggerà quel dolce … e con gli occhi e con il palato.

Il mio acero alla luce del mattino

© Roberta Nozza

© Roberta Nozza

© Roberta Nozza

La luce per il set fotografico arriva da una porta finestra affacciata sul giardino dove un acero la fa da padrone, è “uno di famiglia” da 18 anni, con noi ha vissuto i trambusti di un trasloco e gli assalti del nostro cucciolo di labrador, era piccolissimo quando me lo regalarono, un insieme di esili ramoscelli che sembravano lì a ricordarmi quanto fragile mi sentissi anch’io in quel particolare momento della mia vita. Ogni giorno, aprendo le finestre, la prima cosa che vedo al mattino è il rosso delle sue foglie, rosso che cambia tonalità con il mutare delle stagioni e che in autunno è così acceso da sembrare innaturale. L’ho fotografato molte e molte volte con la sensazione di non riuscire mai a rendere giustizia alla sua bellezza, così lui pazientemente ogni anno si fa ancora più rosso perché sa che tornerò per fotografarlo e raccoglierò le sue foglie per i miei set fotografici.

I Pancake sono pronti, il profumo di buono si estende dalla cucina fino al mio studio, torno al presente dopo aver ripercorso con la mente 18 anni di ricordi.
La reflex, il set, la luce…tutto pronto!

Ricetta:
150 gr di farina
1/2 cucchiaino di sale
1 bustina di lievito
1 cucchiaino di zucchero
225 ml di latte
1 uovo medio
1 noce di burro

  • In una terrina setacciare farina, zucchero, lievito e sale.
  • Al centro aggiungere l’uovo e il burro fuso,  mescolare con una frusta unendo lentamente il latte fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.
  • Scaldare una padella dopo averla unta con un filo d’olio.
  • Versare circa tre cucchiai di composto e cuocere a fuoco medio fino a che la superficie risulta asciutta, capovolgere il pancake e cuocere l’altro lato fino a doratura.